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di Claudio Calligaris

Alice Milliat , la “suffraggetta dello sport”

Nantes 5 Maggio 1884 – Parigi 19 Maggio 1957

Alice Milliat primo pianoChi conosce Alice Milliat alzi la mano. Sono molto pochi a conoscere questa donna visionaria, che ha combattuto perché le donne potessero praticare lo sport e gareggiare al pari degli uomini.

Nasce in un periodo dove i diritti civili delle donne sono molto limitati, mentre nello sport non sono proprio “previste”. Le donne che in quel periodo praticavano lo sport erano viste come fanatiche, selvagge se non pazze.

Fino ai diciotto anni pensa solo allo studio, poi si avvicina al canottaggio dove è la prima donna a vincere dei premi in questo sport.

Nel 1911 entra a far parte del club sportivo francese “Fèmina Sport” , associazione che si proponeva di promuovere la pratica sportiva femminile. A quel tempo, vedere donne praticare sport prettamente “maschili” come il rugby, il calcio ed il ciclismo dette scandalo.

Le donne sportive di quel tempo avevano anche un’altro problema, l’abbigliamento. Una tenuta che le copriva dalla testa ai piedi, abiti ingombranti e gonne lunghe non favorivano certamente il movimento.

Alice Milliat tennis

Nel 1919 Alice Milliat venne eletta presidentessa della “Societè Femminine du Sport” e sotto la sua dirigenza vennero organizzati campionati di calcio, atletica leggera, hockey, basket quando alle donne veniva “concesso” di praticare solo il tennis, il nuoto o al massimo il pattinaggio su ghiaccio.

Alice Milliat salto

Nel 1921, pensando alle olimpiadi, fonda la F.S.F.I “Federation Sportive Fèminine Internationale” e le iscrizioni iniziano a crescere velocemente.

Il Barone Pierre de Coubertin, progenitore delle moderne olimpiadi, era fermamente convinto che i giochi olimpici fossero riservati all’universo maschile. Fu Alice Milliat a demolire, mattone dopo mattone, l’embargo sessista che aleggiava sulle olimpiadi.

Nel 1922 a Parigi, si tengono le prima Olimpiadi delle donne. Tre giorni di sport al femminile che vede la partecipazione di 20 paesi ed il seguito di 15.000 spettatori, con grande disappunto del Barone de Coubertin, e non solo.

Alice Milliat calcio

Naturalmente le medaglie vinte non vennero riconosciute ufficialmente.

Alcuni anni dopo, lo svedese Sigfrid Edstrom presidente delle Federazione Internazionale di atletica leggera, proibì ad Alice Milliat di utilizzare il termine “Olimpionico” per i suoi giochi femminili.

Nello stesso anno (1926) , con l’appoggio della Svezia, si tiene a Goteborg la seconda edizione dei giochi femminili denominata “Women’s World Games”.

La battaglia della Milliat fu dura.

Vedeva una donna sola, battersi contro istituzioni secolari e contro il comitato Olimpico. Per sminuirla paragonavano il suo impegno ad uno “svago momentaneo”, asserendo che si sarebbe stancata presto. Ma non fu cosi.

Alice Milliat continuò a combattere per vedere riconosciuta la presenza femminile nello sport.

La battaglia più dura fu quella combattuta con il settore dell’atletica. Solo nel 1928, ad Amsterdam, venne concesso alle donne di gareggiare in cinque prove di atletica leggera alle Olimpiadi.

Alice Milliat atletica

Nel 1935, stanca delle continue opposizioni, scrisse una lettera provocatoria al Comitato Olimpico Internazionale, chiedendo di eliminare la partecipazione femminile alle olimpiadi.

I dirigenti, messi con le spalle al muro, dovettero rendersi conto che oramai la presenza femminile nei giochi olimpici era immancabile.

Oltre che per il diritto allo sport, Alice Milliat combattè anche per i diritti civili delle donne.

Ebbe modo di definire la donna: <<Un essere sano fisicamente e moralmente, senza timore delle responsabilità e pronta a far valere i propri diritti, in tutti i campi, senza perdere la grazia ed il fascino>>.

Nonostante le sue battaglie ed il suo impegno sociale, muore nell’anno 1957 nel più completo anonimato.

Con questo breve scritto, vogliamo ricordare una persona, una donna, una visionaria che non merita di cadere nell’oblio. Tutti noi, uomini e/o donne, abbiamo il dovere di sapere chi ha contribuito a costruire il “mondo sportivo” di cui possiamo godere oggi.

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