“Corsa da mediano” di Claudio Nonini

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Sono Claudio Nonini, ho 68 anni sono e mi sento ancora un runner praticante, con oltre 23 anni di corsa alle spalle.

Ho iniziato a praticare la corsa podistica quasi per caso, più che altro per disperazione in quanto lo stress aveva oscurato e annebbiato la mia esistenza. La corsa e, soprattutto il contatto con la natura, hanno avuto la capacità di rigenerarmi e di ridarmi la fiducia nella vita e ritrovare quella lucidità mentale che avevo perso. In questa fase ho avuto la capacità di fare il famoso cambio di “stile di vita”.

Ho partecipato a 25 maratone (tutte ultimate), tante maratonine, corse in montagna, coppa Friuli / Gorizia e 3 partecipazioni alla 100 km del Passatore. Quando ho cominciato a correre mi ero posto l’obiettivo di poter correre a lungo e in lunga età; ora con i miei 32000 km già percorsi so che sono vicino alla meta allora prefissata che virtualmente consiste nel giro del mondo all’equatore. Mi è stato chiesto di scrivere un messaggio positivo ai giovani che vedo si avvicinano sempre più numerosi alla pratica sportiva della corsa agonistica.

Come prima considerazione devo dire che è molto bello vedere tanti giovani ragazzi e soprattutto molte donne, molte giovani mamme, che si avvicinano la domenica alla corsa sacrificando tempo, energie e affetti per realizzare obiettivi fisici e personali a cui credono. Il messaggio che voglio portare a chi inizia a correre è lo stesso che ho insegnato e trasmesso a mio figlio con cui ho avuto la soddisfazione di correre assieme 2 maratone; affiancati allo start per poi ritrovarsi con entusiasmo sul traguardo d’arrivo.

La corsa è una “meravigliosa medicina” che va usata in maniera corretta, secondo gli esperti nessuna medicina può vantare tanti benefici e tanti principi attivi. Attenzione però, perché se il dosaggio è minimo i benefici che si ottengono sono scarsi e forse non vengono neanche percepiti. Se si usa troppo o male, verrà il momento in cui si pagherà il conto con seri problemi fisici e/o mentali. Quindi la parola d’ordine è una sola “Equilibrio psicofisico”. Ricordiamoci sempre che corriamo con le gambe ma deve essere sempre la testa la vera regia e la guida del nostro operato. La mia esperienza mi ha portato ad ascoltare e capire il linguaggio e i messaggi che mandano i ricettori del nostro corpo.

Il nostro corpo ci parla in mille maniere e noi abbiamo il dovere e la necessità di ascoltarlo, capire il messaggio, elaborarlo e se necessario intraprendere le opportune iniziative. A questo punto avrei finito di annoiarvi ma certamente qualcuno si sarà chiesto il perché del titolo iniziale” Corsa da mediano”, diamo una spiegazione. La canzone di Ligabue cita il lavoro infaticabile che deve sostenere chi gioca in questo ruolo per recuperare palloni utili da servire al suo centravanti che devSport Magazine FVGe andare in goal!! Per fortuna la corsa è uno sport individuale e non di squadra. Questo significa che anche se non vinci, anche se non entri nei premi, puoi sempre metterti alla prova per migliorare il tuo obiettivo personale o quantomeno per raccogliere il risultato dei tuoi lunghi e faticosi allenamenti. Una carriera da mediano (anch’io giravo a metà classifica o anche in fondo a una classifica) può appagare e dare le soddisfazioni prefissate. Concludo con un concetto a cui credo a fondo: la corsa fatta nella maniera giusta può aiutarci a vivere meglio, migliora la qualità e l’aspettativa di vita di ogni persona.

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