La Pedalata -di Matteo Chittaro

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La pedalata

Pedalare è un gesto semplice che si apprende fin da giovanissimi. Analizzando però tale gesto atletico nei particolari, la scienza e la tecnica della pedalata sono molto più complessi di quanto possano sembrare ai molti. Chi pratica ciclismo nelle sue varie forme (ciclismo su strada, su pista, a cronometro, mountain bike o ciclocross) sa che esistono diversi modi di pedalare: con maggiore applicazione di forza piuttosto che con maggiore frequenza di pedalata… ed anche diversi aggettivi rivolti alla pedalata: pedalata rotonda, pedalata quadrata, pedalata a stantuffo, con gioco di caviglia, ecc ecc. Approfondiamo quindi di seguito il gesto atletico della pedalata, sapendo che l’ottimizzazione di tale gesto aumenterà il rendimento del ciclista (ciò vuole dire che per un livello atletico uguale il corridore che ha il migliore gesto andrà più rapidamente) oltre a prevenire sovraccarichi muscolari ed articolari.
I mezzi a disposizione per ricavare dati ed analizzare la pedalata sono diversi:
– l’utilizzo di telecamere per studiare il movimento
– l’uso di ergometri che simulano la realtà
– l’elettromiografia che permette di riconoscere quando e quanto un muscolo è in azione
Durante la pedalata si esegue un movimento circolare generato dalla forza esercitata dal ciclista; tale movimento lo possiamo dividere in 4 fasi:

La spinta: La prima fase è la spinta del pedale verso la parte anteriore per mezzo di un’estensione della gamba (azione del quadricipite) ed un’estensione del piede (azione del polpaccio).
La pressione: La pressione sul pedale verso il basso, settore di potenza massima, costituisce la seconda fase. Si osserva allora un’estensione della coscia (azione dei glutei), un’estensione della gamba (azione del quadricipite), del piede (azione del polpaccio).

La trazione, il punto critico: questa terza fase corrisponde al punto morto inferiore. Si osserva allora una repulsione del piede verso la parte posteriore, che attua un’estensione della coscia (azione del gluteo), una flessione della gamba ed un’estensione del piede (azione del polpaccio).
Il sollevamento, la risalita: quest’ultima fase, al tempo dei pedali tradizionali, era un settore dal debole rendimento. I pedali automatici, rendendo meglio fissato il piede ed il pedale, hanno permesso di fare rendere al meglio anche questo settore. Assistiamo allora ad una flessione pronunciata della coscia, ad una flessione della gamba sulla coscia e una flessione del piede.
Un altro aspetto unico del gesto atletico della pedalata è dato dal fatto che l’atleta è vincolato all’attrezzo (la bicicletta, nei vari punti di contatto: pedali, sella, manubrio) in maniera simmetrica (ad esempio la stessa distanza del pedale destro e del pedale sinistro dalla sella, oppure lo stessa distanza tra la sella e l’appoggio della mano destra e sinistra sul manubrio), quando però molto spesso il ciclista non rispecchia una perfetta simmetria: ed esempio rotazioni del bacino, asimmetrie di carico, dismetrie degli arti richiedono una specifica valutazione per prevedere eventuali compensi anche monolaterali. A volte però può succedere l’opposto, e molto più spesso di quanto si creda: ovvero su una struttura fisica perfettamente simmetrica dell’atleta, possiamo notare asimmetrie della bicicletta o dei suoi accessori, come selle cedute maggiormente da un lato, tacchette consumate in maniera asimmetrica (basti pensare quante volte sempre lo stesso piede viene appoggiato a terra, ad esempio fermi al semaforo, creando un consumo maggiore), coppie di scarpe consumate diversamente. Di conseguenza a questa caratteristica unica della bicicletta, nella pedalata circolare avvengono contemporaneamente:
– spinta destra e trazione sinistra
– pressione destra e sollevamento sinistra
– trazione destra e pressione sinistra
– sollevamento destra e pressione sinistra
Riassumendo, limitandoci ad un analisi legata esclusivamente all’aspetto scheletrico (biomeccanica), possiamo suddividere ed analizzare i seguenti segmenti dell’arto inferiore:
– la coscia, vede l’anca quale punto fisso ed il ginocchio come punto libero delimitando così la lunghezza del braccio di leva
– la gamba, dove la tibia ed il perone oscillano facendo perno sul ginocchio; l’estensione corrisponde alla spinta in avanti del pedale, la flessione alla trazione indietro del pedale
– il piede, che con le articolazioni astragaliche e metatarsali rappresenta il braccio di leva. Il movimento pendolare della caviglia alza ed abbassa la punta del piede
La biomeccanica è però fortemente limitata dal momento che valuta i singoli atleti secondo statistica e non come soggetti unici, definendo in anticipo gli angoli di flessione ed estensione delle varie articolazioni coinvolte e proponendo una pedalata che rispecchi tali angoli.
Solo le valutazioni di ultima generazione hanno reso possibile tramite sofisticate apparecchiature l’analisi dell’aspetto muscolare, oltre che scheletrico, ridefinendo la “biodinamica” e non più i vecchi concetti di “biomeccanica”, purtroppo ancora molto di moda ed utilizzati nonostante siano fortemente “datati”. In questo ultimo caso viene ulteriormente scomposta l’analisi della pedalata nei vari gruppi muscolari coinvolti, comprendendo sia i muscoli propulsori, sia dei sinergici e stabilizzatori, nonché i fattori limitanti, di natura osteoarticolare, non necessariamente coinvolti nel gesto motorio. Quest’ultimo aspetto della pedalata merita sicuramente un approfondimento maggiore, ma per questa volta concludo lanciando un breve ma significativo messaggio sulla pedalata: NEL GESTO ATLETICO DELLA PEDALATA NON E’ L’ ATLETA CHE DEVE ADATTARSI AL MEZZO, BENSI’ LA BICICLETTA CHE CON I VARI AGGIUSTAMENTI DELL’ ASSETTO DEVE ADATTARSI AL CICLISTA.

Matteo Chittaro

 

 

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4 Febbraio, 2017|

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