-Il Sovrallenamento-di Claudio Calligaris-

-Quali sono le situazioni che portano al sovrallenamento?-

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Il sovrallenamento (overtraining syndrome – OTS), termine introdotto da Hatfield nel 1988, intende una condizione fisica, comportamentale, emotiva che si verifica quando il rapporto tra allenamento, intensità, frequenza e riposo viene alterato.

Il sovrallenamento è una condizione non così rara come si può credere, sia tra professionisti che tra coloro che effettuano attività sportiva amatoriale. Un paramentro importante da non dimenticare è l’alimentazione che deve essere varia ed adeguata per il tipo di attività sportiva che si effettua, tenedo conto di calorie macro/micro nutrienti che devono essere presenti nella dieta dell’atleta, non dimenticando la corretta idratazione.

Ma quali sono le situazioni che portano al sovrallenamento ?

Aumento improvviso o drastico del programma di allenamento, prolungamento del periodo di ogni singolo allenamento, esecuzione con alto volume, alta intensità o entrambe, vita stressante, sonno insufficente. I primi avvisi di un possibile overtraining possono essere i cambiamenti di umore, depressione, stanchezza cronica, modifica del ciclo sonno/veglia, nervosismo.

Negli atleti che si allenano per l’endurance, sottoposti ad allenamenti di ore, si è rilevata una secrezione abnorme del cortisolo, definito anche “ormone dello stress” che compromette anche la crescita muscolare.

Qui sotto elenchiamo alcuni sintomi fisiologici e psicologici legati al sovrallenamento:

  • Battito cardiaco accelerato a riposo
  • Alterazione della pressione sanguinea
  • Calo delle prestazioni sportive
  • Insonnia
  • Dolori articolari prolungati
  • Prolungamento dei tempi di recupero
  • Nausea e/o mal di testa
  • Disturbi gastro intestinali
  • Interruzione mestruale nelle donne
  • Calo del livello di testosterone negli uomini
  • Perdita di appetito con conseguente calo di peso
  • Bassa autostima e motivazione nell’allenamento
  • Instabilità emotiva
  • Depressione-tristezza
  • Apatia

E’ bene evitare di entrare in condizione di sovrallemento in quanto è difficile uscirne. Se riconoscete alcuni di questi sintomi o siete nel dubbio, vi conviene riposare per almeno una o due settimane.

Naturalmente la cosa migliore da fare è prevenire questa situazione estrema, mettendo in atto questa metodologia:

APPROCCIO MENTALE POSITIVO

Su quanto sopra detto, ha una parte importante il lato psicologico. Bisogna prima di tutto riconoscere i propri limiti ed imparare ad accettarli. Affrontarli un po’ alla volta, a piccoli passi, proponendosi di volta in volta degli obiettivi che siano raggiungibili. Una volta raggiunto uno step, pensare al prossimo, passando cosi pian piano a raggiungere l’obiettivo finale che ci siamo proposti.

TEMPI DI ALLENAMENTO ADEGUATI

Non esagerare nei tempi di allenamento. Dopo un certo periodo di tempo, aumenta significativamente il livello di cortisolo, con gli effetti sopracitati.

SEGUIRE UNA DIETA EQUILIBRATA

L’alimentazione è importante nella vita di ogni giorno, ma ancor più nella vita di uno sportivo dove i consumi sono modificati a causa dell’attività intrapresa.

ASSUMERE INTEGRATORI

Come per la dieta, entra il gioco il parere di un dietologo e/o alimentarista, che deve valutare il Vs fabbisogno. L’abuso di integratori può portare gravi problemi di salute.

CONTROLLARE PERIODICAMENTE I VALORI EMATICI

Un  medico sportivo saprà indicarvi quali sono i parametri ematici da tenere sotto osservazione. Tipicamente,  a titolo informativo, sono l’emoglobina, il livello di testosterone, il cortisolo, l’ematocrito, il CPK, i linfoci e la prolattina, solo per nominarne alcuni non in ordine di importanza.

PERIODO DI RIPOSO

Progammare sempre il proprio periodo di riposo, specialmente dopo allenamenti prolungati o intensi. Cercate di far riposare il corpo e svagare la mente, il riposo si intende sia fisico che mentale.

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Quanto finora scritto, non essendo redatto da personale medico, è da prendersi come “informazione di carattere generale” e non deve essere l’indicazione di un metodo di allenamento e/o di una alimentazione particolare.

Se volete approfondire il tema, potete trovare sia in rete che in biblioteca, numerosi testi medici e non, che sviscerano il problema in tutti i suoi aspetti, suddividendoli anche per tipologia di sport praticato.

Redatto da: Claudio Calligaris

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2 maggio, 2017|Training|

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